Cobra, Mazinga e Negro perdono la propria identitą per vestire l'elmo del combattente celerino

03.02.2012 Il fatto di Valentina Cammino

I poliziotti sono figli di poveri. Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano. (Vi odio cari studenti di Pier Paolo Pasolini)...


Approfittando dell’esperienza acquisita con la fortunata serie televisiva, Romanzo Criminale, Stefano Sollima porta al cinema un mondo narrativo poco conosciuto o mal frequentato, quello degli sbirri, anzi dei celerini, quello della Mobile, quello di coloro che vivono in strada, poco amati, a volte temuti, mai compresi. Acab - All cops are bastards è il titolo della nuova opera di questo regista (tratta dal romanzo di Carlo Bonini) e il significato dell’acronimo nato negli anni ‘70 dal movimento skinhead inglese, diventato nel tempo un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi.
Un celerino da solo non vale niente. Forza e riconoscibilità gli viene dal gruppo, un clan privato che con lui condivide rabbia, sconfitte, violenza e, a volte, pentimenti sopiti. Questa è la lezione che Cobra (Pierfrancesco Favino) impartisce a Adriano (Domenico Diele), giovane recluta capitato nel reparto mobile più per necessità economica che per "vocazione". Un insegnamento appreso e abbracciato prima di lui da Mazinga (Marco Giallini), l'anziano del gruppo, e da Negro (Filippo Nigro), esasperato da una realtà famigliare arrivata alla resa dei conti. Una vera e propria "filosofia" di vita che, forte dell'orgoglio di una divisa segnata dagli scontri urbani, getta le basi per un personale modello di Stato in cui il principio dell'odio, in un giro cieco di dare e ricevere, si rigenera fino a cancellare ogni traccia di umanità. Così, uniti sotto l'onda degli avvenimenti del G8 e forgiati dalla consuetudine della strada, Mazinga, Cobra e Negro sono i protagonisti inconsapevoli di una storia tragica che in loro riconosce vittime e aguzzini di un sistema in cui background, livello culturale e appartenenza politica costituiscono le basi di una fratellanza votata alla solitudine.
Dopo anni di assuefazione a una cinematografia nostrana fin troppo tranquilla, votata a una sorta di soporifera rassicurazione, ACAB giunge, con l'impatto di un'aggressione improvvisa, a risvegliare la percezione di chi il cinema lo fa e lo guarda. "Orfano" dell'immancabile voce fuori campo e degli schemi rigidi su cui riprodurre sempre gli stessi accordi narrativi, Sollima fa dono al pubblico di un'opera capace non solo di muoversi trasversalmente tra realtà personali e universali, ma, soprattutto, di farsi portavoce di una sfida emotiva e intellettuale che non intende offrire zone di ristoro. In questo modo il film s'insinua nell'intimità di una realtà celata, osserva e registra le variazioni di luminosità e oscurità all'interno delle quali si muovono i personaggi di una messinscena dal sapore neorealista, dove la riconoscibilità ha costantemente il sopravvento sulla finzione cinematografica. E’ un film, ACAB, che dai fatti reali di cronaca cerca di tracciare una linea di congiunzione tra le molteplici ragioni d’odio che regolano i nostri tempi: la morte dell’ispettore Filippo Raciti, durante il derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007; il caso di Giovanna Reggiani, aggredita, violentata ed uccisa da un cittadino romeno nei pressi della stazione di Tor di Quinto a Roma. L’uccisione di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio che, l’11 novembre 2007, venne colpito in una stazione di servizio da un colpo di pistola esploso dall’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella e il conseguente assalto alla caserme di polizia e carabinieri nei dintorni dello stadio Olimpico. Il risultato è un racconto asciutto, senza retoriche che non crea santi e peccatori. “Il film, nonostante sia immerso nei fatti più sanguinosi e inquietanti degli ultimi anni, non vuole essere un film di denuncia sociale, o meglio, non solo. - precisa Sollima - E’ soprattutto una storia di uomini, un racconto di amicizia, fratellanza, di ricerca di sicurezza e ordine, ambientato in un paese sempre più attraversato dall’odio, sempre più radicalizzato nelle sue posizioni, che compone certamente uno sfondo sconfortante, da cui però è bene non distogliere lo sguardo”.
Stefano Sollima tenta di “svegliare” il cinema italiano dall’”anestesia locale” derivata da un numero eccessivo di commedie, proponendo un film di genere, che sembra volere incrociare il poliziesco anni Settanta con suggestioni d’autore che guardano al sociale e alla politica. ACAB è una pellicola dal sapore vagamente classico che se per la sua fisicità richiama alla mente 300 (emblematico il graffito all’interno della caserma che raffigura i poliziotti come dei lottatori dell’antica Roma) per la sua dinamica narrativa ricorda quelle storie classiche dove un gruppo di eroi o presunti tali, deve recuperare l’oggetto perduto e rubato dal nemico. In questo caso si tratterà di un manganello perduto in uno scontro davanti allo stadio dove uno del gruppo viene accoltellato. La verità, connessa a questa ricerca sarà più amara di ogni possibile scoperta.
La scheda
Uscita Cinema: 27/01/2012
Regia: Stefano Sollima. Figlio del regista e sceneggiatore Sergio Sollima, inizia la sua carriera realizzando alcuni cortometraggi, lavora poi come cameraman di news per NBC, CBS, CNN, realizzando diversi documentari da zone di guerra. Dopo qualche spot tv entra nel mondo della fiction dirigendo alcuni episodi di Un posto al sole e La squadra, nel 2005 dirige la miniserie televisiva Ho sposato un calciatore trasmessa da Canale 5. Il successo arriva nel 2008 quando realizza la serie televisiva Romanzo criminale - La serie basata sull'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo. Nel 2012 fa il suo esordio sul grande schermo con il film ACAB - All Cops Are Bastards, tratto dall'omonimo libro di Carlo Bonini.
Sceneggiatura: Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Leonardo Valenti. Trio vincente che aveva già lavorato con Stefano Sollima per la sceneggiatura della fiction televisiva sulla banda della Magliana.
Attori: Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Filippo Nigro, Domenico Diele, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo, Eugenio Mastrandrea, Eradis Josende Oberto
Fotografia: Paolo Carnera. Appassionato di cinema, entra in contatto con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e, dopo l’incontro con il suo maestro Carlo Di Palma, decide di dedicarsi alla fotografia cinematografica. Oltre a Pizzicata (1995), Sangue Vivo (2000) e Il Miracolo (2003) di Edoardo Winspeare, ha firmato, tra gli altri, la fotografia di Verso Sera (1991) e Il Grande Cocomero (1993) di Francesca Archibugi; La Bella Vita (1994) e Ferie d’agosto (1996) di Paolo Virzì; Delitto impossibile di Antonello Grimaldi (2001); Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002), L’amore ritorna (2004) di Sergio Rubini; Dillo con parole mie (2003) di Daniele Luchetti. Tiene, all’Accademia dell’immagine dell’Aquila, un corso sulla narrazione per immagini.
Montaggio: Patrizio Marone
Produzione: Cattleya In Collaborazione Con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Paese: Italia 2012
Genere: Drammatico
Durata: 112 Min
Curiosità: Il romanzo di Carlo Bonini da cui è stato tratto il film A.C.A.B. ha un intreccio abbastanza diverso da quello del film. Gli sceneggiatori Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti hanno deciso di eliminare, dei tre poliziotti protagonisti del libro (Fournier, Drago e Sciatto) il primo e il terzo, e di "suddividere" in tre il personaggio di Drago, creando le figure di tre celerini reduci dal G8 di Genova.

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