La lezione di "Ciro il grande": Stile, generosità, coraggio, altruismo e attaccamento

26.10.2010 L'angolo dei tifosi di Antonio Martone

/includes/php/visualizzaThumb.php?maxW=388&maxH=200&codice=1906 Fino all'ultimo malgrado la malattia lo stesse "martoriando" è stato al suo posto ed ha evitato di far pesare a tutti, persino ai familiari le sue enormi sofferenze, stando sempre vicino al "suo" Benevento...


Stile, generosità, altruismo e grande attaccamento


L’ultima partita al S. Colomba l’ha vista lo scorso 3 ottobre, la bella vittoria contro la Ternana per 3-1 con il baby Vacca che si era autodefinito “figlio calcistico” di Ciro Vigorito che gli dedicò il
bellissimo terzo gol, rivolgendosi in maniera eloquente verso la tribuna centrale, dove lui si era alzato in piedi con gli occhi lucidi di gioia ed emozione per applaudire. L’ultima intervista rilasciata proprio al nostro giornale, Beneventofree lo scorso 9 ottobre, per elogiare i tifosi che in
occasione dell’allenamento infrasettimanale prima della gara in notturna a Cosenza erano andati sugli spalti a incoraggiare e incitare i giallorossi. 
In quel modo, bello, sobrio, fatto di stile e di cuore si è “congedato”. Nella sede di via S. Colomba, invece, era stato anche la settimana successiva, viaggiando da solo a 30 chilometri orari sull’autostrada, a bordo della Mercedes serie S regalatagli dal fratello Oreste, nonostante le
preoccupazioni di amici e familiari, pur avendo già problemi legati al male inguaribile che “continuava” il suo impietoso cammino. Rifiutava compagnie ed autisti perché non voleva dare fastidio e soprattutto anche alla malattia voleva “dire” a modo suo di essere forte e di non volersi piegare. Ma anche perché era discreto e tranquillo, non gli piaceva che la gente si preoccupasse per lui, ma lui da “zio” guardasse come al solito gli altri… 
E lo ha fatto fino all’ultimo, perché stava bene quando riusciva a curare le altre persone. Un raro esempio di altruismo, di generosità, ma soprattutto di sensibilità.
Sorprendendo tutti, malgrado il terribile male avanzasse ed anche i vari riscontri medici non lo confortassero. Era sempre al suo posto a dispensare sorrisi e pacche rassicuranti, cortesia e compostezza. Non ce la faceva nemmeno a stare in piedi ed in alcuni casi a parlare, ma stringeva i denti per far apparire tutto normale a tutti, persino a Oreste, quello che non era un fratello, ma molto di più. E proprio il legame tra i due deve restare un esempio di vita, una lezione per tutti noi. Di come si ama… Ma non è l’unica grande lezione di “zio Ciro”, davvero un gladiatore, un gigante in tutto.
Dietro quella maschera di un burbero a volte anche di fronte ad impuntature, nascondeva solo affetto, immenso. Sì perché dopo due secondi o dopo un’ora è sempre lì pronto nuovamente a tenderti la mano infliggendo un’altra lezione. 
L’ultima grande lezione l’ha lasciata nelle ultime ore di vita. Nella camera da letto della sua villa di contrada Amoretta ad Avellino dove era stato trasportato nel pomeriggio dalla Cittadella Ospedaliera perché le sue condizioni si erano aggravate notevolmente, ha voluto al suo fianco solo ad Oreste perché non voleva che i figli, la moglie e gli altri parenti lo vedessero soffrire e si rattristassero…
Anche alla morte ha dato una lezione…

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